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  • Domenico Carere

La leggenda di Robert Johnson

Aggiornato il: 3 nov 2018


Poco più di cento anni fa - l‘8 maggio del 1911 - nasceva ad Hazelhurst (Mississippi) Robert Johnson, certamente il bluesman sul quale più si è scritto e detto dopo la sua morte avvenuta prematuramente ed in circostanze misteriose nei pressi di Greenwood il 16 agosto del 1938. Nonostante ciò la sua biografia ruota attorno a notizie incerte mentre abbondano fosche leggende e racconti diabolici.

Robert Leroy Johnson nacque da una relazione extraconiugale della madre Julia Dodds con Noah Johnson. Dopo la nascita si trasferì con la madre nei sobborghi di Memphis per poi far ritorno a poche miglia dal paese natale dove trascorse un’infanzia difficile, costantemente alla ricerca del vero padre, che segnò definitivamente il carattere di Robert sempre più rissoso e introverso. Alla musica si avvicinò presto apprendendo da autodidatta l’armonica e dal fratello maggiore Charles la chitarra. A 18 anni sposò la sedicenne Virginia Travis e andò a vivere a Robinsonville, un piccolo villaggio del Delta abitato prevalentemente da raccoglitori di cotone. Qui si suonava il blues e per Robert fu naturale entrare in contatto con personaggi del calibro di Willie Brown, Charley Patton e Son House. Si narra che quest’ultimo, tra i primi maestri di Robert, raccontava di come il giovanissimo musicista dimostrasse buone attitudini per l’armonica mentre con le sei corde fosse un’autentica schiappa e non riuscisse in alcun modo ad imparare da lui. Purtroppo in quel periodo Robert, oltre al blues, conobbe anche il dolore e la tragedia della morte: la giovanissima moglie, dando alla luce un bambino, perse la vita in seguito ad una complicanza durante il parto (stessa fine toccò al neonato) e così la sua famiglia venne improvvisamente distrutta. Solo e sconvolto Robert iniziò a vagabondare per le città del Mississippi, trovando illusorio conforto nell’alcool, nelle donne ed in quella chitarra che scarsi risultati gli aveva dato sino a quel momento. Infondo, per un uomo come lui, la vita da musicista itinerante rappresentava l’unica alternativa ad un futuro da mezzadro nei campi di cotone. Di questa fase della sua esistenza si perdono quasi completamente le tracce sino a quando, un giorno, ritornato dalle parti di Robinsonville il signor Robert Johnson sbalordì tutti suonando e cantando divinamente e in particolare Son House, riascoltandolo, fece fatica a riconoscere in lui quel mediocre chitarrista di un tempo e rimase incredulo e stupefatto dai suoi straordinari progressi.

Ma cosa trasformò Robert Johnson da impacciato chitarrista a bluesman gigantesco? E soprattutto, chi incontrò Robert Johnson per raggiungere quei livelli straordinari?

E’ a questo punto che le vicende personali del musicista di Hazelhurst si intrecciano con quello che risulterà essere uno tra i misteri più inquietanti della storia della musica.


La leggenda narra che il giovane Robert, durante il suo vagabondare, fece uno strano incontro ad un crocevia con un misterioso uomo nero dal volto coperto il quale, in cambio di una straordinaria abilità nel suonare la chitarra, gli chiese il sacrificio della sua anima. Robert accettò la proposta e l’uomo scomparve nel nulla lasciandolo in ginocchio con la sua chitarra. Tale leggenda, alimentata in vita anche dallo stesso Johnson, si è sempre più consolidata negli anni. Ma, probabilmente, le cose non andarono esattamente in questo modo…

Sfatiamo subito il mito del celeberrimo patto col diavolo. D’altronde tale leggenda non è nuova al dannato mondo del blues e basta citare un altro Johnson, che di nome fa Tommy, per trovare un episodio analogo. Robert Johnson non fu un adoratore di Satana, al quale vendette l’anima in cambio delle sue straordinarie doti di bluesman, ma più semplicemente un convinto devoto dei rituali animistici afroamericani. Per capire cosa si nasconde realmente dietro la leggenda di Robert Johnson dovremo addentrandoci nei meandri della cultura afroamericana tra riti hoodoo, strane iniziazioni e sinistri Maestri.

Cominciamo col dire che Johnson, per diventare il padre del Delta blues, studiò tanto e seriamente. Durante il suo vagare senza meta lungo la zona del Delta del Mississippi incontrò uno strano personaggio che risponde al nome di Ike Zinneman. Di lui si sa che divenne il vero Maestro di Robert e che avesse strane abitudini come quella di suonare la chitarra nei cimiteri, ai crocicchi o sulle tombe. E’ molto probabile che i due avessero seguito un rituale allora molto in voga e si fossero recati ad un crocevia o, comunque, in un luogo lugubre per dar vita ad una sorta di rito iniziatico che consisteva nell’evocare un’ antica divinità. Ci si recava, allo scoccare della mezzanotte, in un crocicchio sperduto tra le campagne sconfinate del Mississippi e si aspettava l’arrivo di un uomo alto e tutto vestito di nero che nella tradizione europea è stato associato al diavolo mentre in quella voodoo altro non era che Legba: una divinità capace di esaudire i desideri delle persone che lo invocavano ed alla quale, in questo caso, si chiedeva il permesso di utilizzare la sua musica. Gli si consegnava la chitarra, lui la accordava, suonava un blues e te la rendeva assieme ad un talento straordinario, rubandoti l’anima e condannandoti alla dannazione eterna. Roba da non crederci!

Ma in Robert Johnson quell’evento lasciò un segno indelebile. In effetti il bluesman sembra essere talmente ossessionato dalla figura del demonio che per tutto il resto della sua breve vita non perderà l’occasione di rievocare attraverso le sue opere questo strano incontro.

Chiari riferimenti li ritroviamo nelle terzine di
Crossroad blues1 , Me and the devil blues2 , Preachin’ blues, If I had possession over Judgement day, Stones in my passway e Hellhound on my trail.

La leggenda del patto col diavolo non è l’unica che ruota attorno alla figura di Robert Johnson. La sua breve vita è costellata di aneddoti misteriosi e tragici che, per ragioni di spazio, non è possibile elencare tutti. A volte mi domando se il leggendario bluesman fosse realmente esistito o se la sua fama non sia stata smisuratamente ingigantita da tutte le leggende che circolano sul suo conto. Mi soffermerò brevemente sui più importanti a cominciare da quello che circonda la sua morte. Una sera il bluesman suonava al Three Forks, un locale a 15 miglia da Greenwood, durante una pausa dello spettacolo il gestore del locale passò a Robert, che la bevve, una bottiglia aperta di liquore. Si racconta che Johnson avesse una storia clandestina con la moglie del gestore. Il musicista morì dopo due giorni di intensa agonia a causa di una polmonite scatenata da un probabile avvelenamento da stricnina senza che nessun medico (non si sa per quale motivo) avesse avuto modo di prestargli cure. Il certificato di morte, invece, non attribuisce il decesso ad alcuna causa specifica ... Dopo il mistero della morte quello della tomba. Dove venne sepolto Robert Johnson? A Quito nel cimitero adiacente la Payne Chapel Missionary Baptist Church, come rivelò una ex fidanzata del musicista? In una non meglio identificata Zion Church, come si evince dal suo certificato di morte? O nel piccolo cimitero adiacente alla chiesetta di Little Zion, stando ai racconti dell’anziana moglie del becchino che seppellì il cadavere di Robert Johnson? Ed ancora. Esiste davvero una terza foto del mitico bluesman? Di Robert Johnson ci sono pervenute solo due foto: una che lo ritrae in maniche di camicia e bretelle, con una sigaretta in bocca e con la sua inseparabile chitarra e l’altra che ci mostra un elegantissimo musicista sempre alle prese con il suo strumento. Il mistero della fantomatica terza foto sembra ancora avvolto nelle nebbie giudiziarie ...


Questa è la storia o, se preferite, la leggenda di Robert Johnson. A tal proposito l’armonicista Fabrizio Poggi nel suo Angeli perduti del Mississippi afferma:

“Il blues nacque così: imbevuto fin dall’inizio di magia arcana e spettrale. Proprio per questo ancora oggi le sue formule, i suoi riti e linguaggi rimangono sconosciuti e occulti.”

Al di là di tutti questi misteri, che da anni affascinano tutti gli appassionati di blues, quello che oggi ci resta sono le registrazioni definitive di un genio insormontabile ed indiscutibile, capace di mettere la parola fine sul blues del Mississippi. Dopo Robert Johnson, infatti, non si assisterà per lunghi anni a niente di realmente innovativo: soltanto riproposte, fenomeni di revival e rifiniture. Bisognerà attendere la comparsa di un altro artista altrettanto geniale, dotato di una visione persino più ampia di quella del nostro bluesman e capace, pertanto, di assimilarne la sua opera inglobandola nella sua musica sperimentale. Sto parlando, naturalmente, di Jimi Hendrix. Tra il chitarrista di Seattle e quello di Hazelhurst le analogie sono davvero tante:

  • così come Robert Johnson fece si che non ci potessero essere ulteriori sviluppi per il Delta blues, allo stesso modo Jimi Hendrix disse l’ultima parola per il rock-blues riconciliando l’eredità del blues con la sua visione futuristica del rock (cfr. Voodoo Child);

  • entrambi furono colpiti dalla maledizione della “J27” e appartengono al “Club 27”, il gruppo dei grandi artisti morti a 27 anni che portavano nel loro nome o cognome l’iniziale J;

  • sono personaggi leggendari e mitologici sia per la portata della loro produzione musicale che per il ruolo ricoperto nella storia della musica;

  • ambedue riflettono quel mito afroamericano sospeso fra storia e leggenda;

Che Jimi Hendrix sia la “reincarnazione” di Robert Johnson? Potrebbe essere questo un altro nuovo mistero legato al nostro bluesman? Di certo solo Dio conosce la verità... o forse il diavolo?

I TESTI “DIABOLICI” DI ROBERT JOHNSON


I went to the crossroad, fell down on my knees

I went to the crossroad, fell down on my knees

Asked the Lord above, “Have mercy, save poor Bob if you please

Sono andato al crocevia, sono caduto in ginocchio

Sono andato al crocevia, sono caduto in ginocchio

Ho chiesto al Signore lassù: “Abbi pietà, risparmia il povero Bob, ti prego


Mmm, standing at the crossroad, I tried to flag a ride

Standing at the crossroad, I tried to flag a ride

Didn’t nobody seem to know me, everybody passed me by

Mmm, me ne stavo al crocevia, cercai di farmi dare un passaggio

Me ne stavo al crocevia, cercai di farmi dare un passaggio

Sembrava che nessuno mi riconosceva, tutti passavano senza fermarsi


Early this morning, when you knocked upon my door

Early this morning, ooooh, when you knocked upon my door

And I said, “Hello, Satan, I believe it's time to go

Stamattina presto, quando hai bussato alla mia porta

Stamattina presto, uuh, quando hai bussato alla mia porta

Ho detto: “Salve, Satana, mi sa che è ora di andare


Me and the Devil was walking side by side

Me and the Devil, ooooh, was walking side by side

I'm going to beat my woman until I get satisfied

Io e il Diavolo camminavamo fianco a fianco

Io e il Diavolo, uuh, camminavamo fianco a fianco

Picchierò la mia donna finché non sarò soddisfatto

IMPORTANTI OPERE SU ROBERT JOHNSON

  • Antonio Ciarletta, Un blues per il diavolo. Ondarock

  • Fabrizio Poggi, Angeli perduti del Mississippi. Meridiano Zero, 2010

  • Peter Guralnick, Robert Johnson. In cerca del re del blues (Searching for Robert Johnson: The Life and Legend of the "King of the Delta Blues Singers"). Roma, Arcana, 1991

  • Alan Lomax, La terra del Blues (The land Where the Blues Began), traduzione di Chiara Midolo. Milano, Il Saggiatore, 2005

  • Luigi Monge, Robert Johnson. I got the blues (Testi commentati). Roma, Arcana, 2008

  • Joe R. Lansdale, Il mambo degli orsi Einaudi,1995 - Nel romanzo un'avvocatessa è alla ricerca dei brani inediti incisi da Johnson.

  • Sherman Alexie Reservation blues Frassinelli, 1996 - Nel romanzo si immagina che Johnson si reincarni fra dei pellerossa nel 1992.

  • Elmore Leonard Tishomingo Blues Einaudi, 2003 - Nel romanzo il personaggio di Robert Taylor, sorta di reincarnazione di Johnson, evoca più volte la figura del bluesman.

FILM PER APPROFONDIRE

  • Mississippi Adventure (Un film di WalterHill. Con Jami Gertz, Ralph Maccio, Joe Seneca. Titolo originale Crossroads. Commedia. Durata 96 min. - USA 1986

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